
In questa sezione vengono pubblicate foto, con brevi commenti, riguardanti emergenze archeologiche e monumentali del territorio crotoniate e calabrese, che si trovano in stato di abbandono, di degrado e che rischiano di essere distrutte; danni all'ambiente ed al territorio.
Collina di Santa Lucia – resti di fortificazione urbana

PERICOLI:
lottizzazioni edilizie - degrado e interventi non appropriati
(sopralluogo del
14 gennaio 2007)
Sulle colline di Santa Lucia, che dominano l’abitato moderno di Crotone, sono state pure individuate, di recente, importanti tracce di vita di un lontano passato. Si tratta di organismi marini vissuti circa 2 milioni di anni fa. leggi tutto...

Le preesistenze archeologiche sono venute alla luce in seguito ai lavori di sbancamento e di scavo per la creazione di uno scolmatore del torrente Papaniciaro, progettato per dirottare l'afflusso delle acque del torrente nel fiume Esaro, convogliandole direttamente al mare. Ciò in relazione all'esigenza della messa in sicurezza della città di Crotone dal rischio idraulico, dopo il violento nubifragio del 1996 che aveva determinato l'esondazione del fiume Esaro e degli altri corsi d'acqua, causando notevoli danni al patrimonio abitativo e vittime umane. I lavori per lo scolmatore sono rimasti fermi dal giugno dello scorso anno, in seguito a richiesta di sospensione da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. In questi ultimi mesi si è rinunziato da parte della Regione Calabria alla realizzazione dell'opera con la messa allo studio di una soluzione alternativa. Sempre di recente le preesistenze archeologiche sono state ricoperte, ripristinando lo status di terreno agricolo. Nostri sopralluoghi effettuati il 30 aprile 2006, cui si riferiscono le immagini, e il 21 gennaio 2007, constatando l'avvenuta ricopertura delle preesistenze archeologiche. – data di pubblicazione 7 febbraio 2007 –
da crotonews.it, Lunedì 25 Ottobre 2010
Con la BTK inizia il nostro Tour tra le bellezze della Città.
In occasione della nuova edizione della BTK, la Borsa
Turistica Krotoniatide, in programma fino al
26 ottobre, CROTONEWS vuole mostrarvi le reali condizioni
in cui versano i luoghi e le strutture che dovrebbero
essere promosse e vendute ai Tour Operator di tutto il mondo.
La prima tappa la facciamo al Parco archeologico di Capo
colonna, un luogo profondamente radicato nella cultura
crotonese ma che ancora oggi non riesce a vivere quello
sviluppo turistico - culturale che potrebbe dare un sensibile contributo
alla rinascita dell’intero
territorio, anche in termini economici e occupazionali.
Il Parco, che si estende per 40 ettari di macchia mediterranea
nel cuore dell’area marina protetta “Capo Rizzuto”, appare
oggi in uno stato di abbandono che lascia veramente l’amaro in bocca.
Una volta varcato il cancello di ingresso di quello che
dovrebbe riprodurre l’antico giardino di Hera, ci si può rendere
conto di come l’intera area sia diventata in realtà una piccola
foresta, con piante che crescono l’una sulle altre, tra cattivi odori
e qualche cane randagio che sollazza placidamente sotto i raggi del sole.
Dopo aver percorso la Strada Sacra si arriva poi nella vera area archeologica,
e anche qui lo stato delle cose è veramente pessimo, a cominciare
dalle passerelle di legno che dovrebbero rappresentare
un ideale percorso tra le antichità.
Molte delle corde di protezione degli scavi sono state strappate via e
la maggior parte delle aste di legno sono divelte o addirittura
bruciate, rappresentando un pericolo per i malcapitati
turisti. A ciò si
aggiungono l’erba alta e i pannelli esplicativi, mal posizionati
e poco leggibili, che lasciano il turista spaesato e
senza un minimo di informazione sui luoghi che dovrebbero ammirare. La
situazione non migliora sicuramente all’interno del Museo Archeologico,
che oggi appare come una cattedrale nel deserto, protettrice
solitaria degli innumerevoli tesori che custodisce.
Inaugurato nel lontano 2002, la struttura sarebbe dovuta
diventare un innovativo polo culturale per l’intero territorio, essendo
dotato infatti di un bellissimo anfiteatro, cyber-cafè, giardino
interno e un’ala dedicata alle mostre temporanee e alle covention.
Dopo un inizio incerto, caratterizzato solo da sporadiche
aperture al pubblico, nell’estate del 2007 il Museo vide finalmente
l’avvio
delle attività, grazie al lavoro della Fondazione Odyssea, che in
seguito ad un accordo siglato tra Provincia di Crotone,
Soprintendenza per i beni Archeologici della Calabria
e Direzione Regionale per i Beni Culturali e del Paesaggio
della Calabria, iniziò a gestire
i servizi aggiuntivi quali bookshop, visite guidate e
didattiche, garantendo un valido contributo al progetto
sinergico di valorizzazione dei luoghi e delle professioni,
dando anche lavoro a giovani diplomati e laureati del territorio.
Ma si sa che a Crotone quando una cosa comincia a funzionare crea disappunto e gelosie, sfociando in inutili battaglie di protagonismo e giochi di palazzo, Allo scadere dei dodici mesi previsti nell’accordo iniziale infatti, le parti interessate avrebbero dovuto pubblicare un bando di gestione oppure rinnovare l’accordo con la stessa Fondazione Odyssea. Ma grazie al lavoro di manovratori occulti che soprattutto a Crotone si prodigano alacremente per curare gli interessi di pochi, e sempre gli stessi, tutto viene bloccato. Capo Colonna rappresenta ancora uno dei punti chiave da usare solo in sede di campagna elettorale e strumento utile per far arrivare finanziamenti a pioggia che poi stranamente non bastano mai per completare un progetto di sviluppo dell’area. Così da luglio del 2008 nessun bando o accordo viene stipulato e il personale della Fondazione deve lasciare il museo, che ritorna nella desolazione più completa. Da allora e fino ad oggi il nulla più completo. Oggi i Turisti che si avventurano fino a qui trovano solo i custodi della Soprintendenza che dopo aver dato il buongiorno vanno nel panico totale se si accorgono che qualcuno parla inglese o francese o se gli si chiede loro di visite guidate e brochure informative. Se poi vengono fatte domande sui reperti esposti allora l’imbarazzo regna sovrano tra le sale del museo. Negli ultimi mesi sono stati annunciati ulteriori fondi per effettuare nuovi scavi all’interno dell’area archeologica e rafforzare il sistema di accesso all’intera area, ma la cosa che più sciocca è la totale indifferenza per quello che già esiste. Non ci vuole certo un incontro dei massimi esponenti mondiali per poter dare in gestione almeno i servizi del museo e del parco. Sono decine e decine i giovani professionisti qualificati che potrebbero lavorare all’interno dell’area, giovani laureati che devono accontentarsi di lavorare nei vari call-center oppure fare la valigia e partire in cerca di migliore fortuna.
Salvatore Ventura
