I G.A. d'Italia fanno parte ormai da anni della Protezione Civile, al cui interno hanno svolto un ruolo di primo piano nel recupero dei beni storici, artistici ed architettonici che hanno subito danni nel corso delle calamità che svariate volte hanno colpito diverse parti d'Italia. In questa sezione verranno citati i compiti svolti dai G.A. d'Italia all'interno della Protezione Civile, coerentemente con quanto affermato nello Statuto e nel Regolamento dell'Associazione, e verranno enumerati gli interventi effettuati nel corso degli anni.
[...] L'Associazione collabora altresì con le strutture della Protezione Civile per le attività conformi alle norme statutarie. [...]
Per la realizzazione dei suoi scopi, l'Associazione si
propone di: [...]
g. partecipare attivamente, nell'ambito delle strutture
pubbliche di protezione civile, alle iniziative promosse
per la salvaguardia del patrimonio culturale; [...]
Il Direttore Nazionale dell'Associazione ha i seguenti
compiti: [...]
n. coordina e promuove a livello nazionale le attività di Protezione
Civile. [...]
Nella situazione ordinaria l'Associazione si occupa delle attività di Protezione Civile tramite il membro della Direzione Nazionale all'uopo delegato. Nell'emergenza, gli interventi saranno diretti dal Direttore Nazionale affiancato oltre che dal Vice Direttore incaricato, da un comitato operativo di cui faranno parte: a) il Rappresentante dell'Associazione presso il "Comitato del Volontariato per la Protezione Civile"; b) i Direttori Tecnici dei Gruppi per il periodo dell'intervento in cui i relativi Soci risultino direttamente impegnati; c) eventuali esperti di nomina del Direttore Nazionale, in un numero massimo di tre. Gli oneri degli interventi di Protezione Civile in emergenza a carico dei Gruppi, saranno da iscriversi nel bilancio della Direzione Nazionale. Gli oneri relativi alle attività locali preparatorie, didattiche, e di allestimento delle attrezzature saranno da iscriversi nel bilancio dei Gruppi interessati.
In occasione di quell'alluvione, fu il nostro primo intervento caratterizzato dalla spontaneità e dalla necessità di intervenire con slancio giovanile al salvataggio di tanti beni culturali. Qui maturò l'impegno del volontariato culturale anche in occasione di calamità naturali. Non si parlava ancora di Protezione Civile, ma l'occasione fu propizia per dare avvio ad un nuovo impegno civile.
Il Gruppo Archeologico Romano è stato il primo e più attivo artefice dell'intervento a Tuscania. Nella prima fase, a ridosso del disastro, l'impegno è stato rivolto al salvataggio delle persone ed allo sgombero delle case pericolanti. Successivamente l'intervento si incentrò nello sgombero del Museo Archeologico e nel recupero del prezioso rosone della Chiesa di San Pietro. Oggi lo splendido rosone della chiesa romanica è stato ricomposto ed è integro in ogni sua parte, grazie all'opera di sorveglianza e ricomposizione effettuata durante le prime concitate ore dopo il sisma.
350
iscritti ai Gruppi Archeologici d'Italia vi hanno lavorato (campo base
a Trasaghis) ed in special modo a Gemona dall'11 maggio al 9 novembre: essi
appartenevano ai Gruppi Archeologici Romano, Veneto, Trevigiano, Napoletano,
Latino, Bolognese, Palermitano, Crotoniate ed Ernico, assicurando una presenza
costante di una trentina di persone. Archeologi, geometri, carpentieri, manovali,
ecc., tutti organizzati in nuclei autosufficienti. Ovviamente, perché non
era pensabile di dover gravare sulle comunità colpite ed ancora sotto
choc. "Il tempo a disposizione era prezioso" racconta Antonio Borrini, che proveniva
da Roma ed era direttore organizzativo dei G.A. d'Italia, ad Antonio Stievano,
"e furono presi subito contatti con il Ministero dei Beni Culturali e con la
Soprintendenza Regionale del Friuli, per perfezionare gli accordi con gli Enti
locali ed incominciare subito il nostro intervento."
"Nell'immediato dopo terremoto, quando i bisogni primari erano tanti, l'intervento
dei Gruppi Archeologici era già proiettato al dopo. In quei giorni le
ruspe spianavano gli ammassi di macerie, noi cercavamo di arrivare prima, recuperando
quanto di più significativo poteva riferirsi al passato della comunità di
Gemona e dei paesi vicini."
Nel Duomo di Gemona venne recuperata l'ancona di Andrea Moranzone (a. 1391), codici miniati del tesoro, un ostensorio, candelabri, altari, banchi di legno, paramenti del duecento, lapidi, un sarcofago, una fonte battesimale, una campana con incisioni, la statua della Pietà in arenaria policroma (arte danubiana), un Cristo in pietra del duecento, pale su tela, l'organo settecentesco con le canne di stagno, un gonfalone del 1260, l 'archivio battesimale e quello delle corporazioni, un crocifisso ligneo dei duecento collocato nella navata centrale, calici intarsiati, una croce d'argento con incastonature di madreperla, etc.
Si intervenne anche in altre Chiese della Città (San Giovanni - 48
cassettoni del soffitto, opera di Pomponio Amalteo, una tela di Sebastiano
Secanti il Vecchio; Santa Maria in Fossale - un altare ligneo trecentesco -
quadri e pale; Madonna delle Grazie - tele seicentesche ed il tabernacolo
ligneo dell'altare maggiore -; Santa Maria La Bella - pala seicentesca,
arredi e quadri -; Sant'Agnese - statue lignee seicentesche -; San Rocco
- recupero di arredi e statue lignee -. Venne recuperato anche tutto il
materiale della Biblioteca Civica, dell'Archivio Storico del Comune (1200-1976)
con i gonfaloni.
Altri, interventi sono avvenuti ad Osoppo (dove la chiesa parrocchiale venne liberata dai detriti, dove dalle macerie del castello vennero salvati due leoni di pietra ed una lapide romana), a Maiano (dove nella chiesa di una frazione vennero smontati e portati altrove altari in marmo), a Somplago (dove sono stati salvati tre altari e gli arredi sacri di una chiesa), a Villa Santina, ad Amaro, a Pradielis (dove l'altare di una chiesa fu imballato e quindi protetto prima che crollassero i muri perimetrali il 27 giugno), a Venzone.
Nel dicembre 1976 il Sindaco di Gemona, Ivano Benvenuti, inviò ai G.A.
d'Italia, a nome del Comune, una targa-ricordo a riconoscenza per l'impegno
dimostrato.
Nel 1986, a dieci anni dall'intervento, da Mons. Pietro Brollo, allora vescovo di Gemona ed ora, proprio da pochi mesi, nominato arcivescovo di Udine, venne inaugurato il Duomo ricostruito. Durante una funzione religiosa, consegnò ad Antonio Borrini e ad Antonio Stievano, in rappresentanza dei G.A. d'Italia due targhe commemorative per il lavoro svolto dai nostri volontari.
L'intervento dei G.A. d'Italia (Roma, Milano, ecc.) nacque spontaneamente per l'interessamento di alcuni soci, cui seguirono parecchi altri, e li ha visti impegnati in due fasi operative: nella prima, con obiettivi logistici, nella località di Muro Lucano, nei giorni immediatamente a ridosso dell'evento sismico, ed ha visto i nostri soci impegnati nell'allestimento dei campi di primo soccorso, nonché di assistenza alle persone in difficoltà o isolate; nella seconda, con una finalizzazione di salvaguardia tramite il censimento dei beni architettonici danneggiati dal sisma, nel Comune di Teora, di Sant'Angelo dei Lombardi, ecc., e con il recupero, all'interno delle strutture danneggiate, dei reperti archeologici e dei beni artistici. I risultati conseguiti sono stati: circa un migliaio i recuperi, 150 volontari impegnati nell'opera di soccorso, oltre mille le giornate di lavoro.
Dopo l'alluvione verificatasi nella città, il G.A. Torinese intervenne in aiuto alle popolazioni del quartiere Orti per ripulire le abitazioni invase da una gran quantità di fango. E' stato un intervento modesto ma utile ed apprezzato dagli abitanti che ne hanno potuto beneficiare.
L'intervento ha registrato
una delle pagine più gloriose per la nostra Associazione per quanto
riguarda gli interventi di Protezione Civile e per quanto riguarda la motivazione
che ha coinvolto così tanti iscritti. Nella prima fase dell'intervento,
subito dopo il terremoto, a titolo personale, molti nostri soci, in quanto
iscritti anche in altre organizzazioni di volontariato, sono intervenuti con
la Croce Rossa , con i Vigili del Fuoco volontari, con gli Alpini, ecc. Tutti
tornarono con l'entusiasmo di chi sapeva di essere stato utile e tutti riferirono
che i beni culturali erano normalmente abbandonati e dimenticati, tranne la
Basilica di Assisi.
Nella primavera del 1998, per iniziativa del "Centro Nazionale del Volontariato", fummo coinvolti per il recupero delle macerie del crollo avvenuto all'interno della Basilica, insieme a volontari dell'Istituto Centrale del Restauro di Viterbo, delle Opere di Misericordia, gente del luogo e stranieri di passaggio. Il materiale crollato era stato raccolto in oltre mille casse e si trattava di recuperare tutti i frammenti delle decorazioni e degli affreschi consistenti in quattro coppie di Santi (San Benedetto, San Pietro, la testa di San Domenico e la testa di San Francesco) del sottarco adiacente la controfacciata, una vela di Giotto con un Padre della Chiesa, San Girolamo (o San Rufino) ed un Evangelista di Cimabue, San Matteo. Fin dagli inizi, squadre di restauratori e di volontari si dedicarono al compito semidisperato di recuperare tutti i frammenti dipinti, e di ricollocarli al loro posto materialmente e virtualmente. Si dovevano quindi individuare i frammenti degli affreschi e partire con il tentativo della loro ricomposizione. Le oltre mille casse andavano setacciate per individuare i frammenti e selezionarli per grandezza, colore, ecc.
A turni di una settimana, in un ambiente adattato alla circostanza e situato
nella parte più bassa del complesso basilicale che era stato occupato
dalle stalle, venne costituita una catena che permise di lavorare in modo costante
e continuo da marzo a giugno e si arrivò ad estrarre dalle macerie e
dalla polvere quanto si trovava di significativo per la successiva opera di
restauro e ricomposizione. Soci dei G.A. d'Italia erano presenti in 5/6 unità tutte
le settimane, per un totale di 78 unità diverse e per un totale di 560
giornate lavorative. Ora i risultati si possono vedere sul posto.
E' stata un'operazione che ha permesso allo spirito di un'associazione come la nostra di esprimersi andando oltre il compito assegnato, perché ha messo i volontari a confronto non solo con un bene d'arte di immenso valore culturale, ma anche con le popolazioni così duramente colpite.
Nel documento allegato e prodotto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali viene riconosciuto l'intervento dei "volontari"
Nel corso dell'alluvione che ha colpito Torino, la Dora Riparia, esondando dal suo alveo, ha invaso i sotterranei del Centro Piero della Francesca che contengono l'archivio dell'Università di Torino, dove sono custodite tutte le "Tesi di Laurea" degli studenti laureati.
L'Università di Torino e la Soprintendenza Archivistica del Piemonte e Valle d'Aosta ha richiesto l'intervento del G.A. Torinese, come capofila dei volontari nell'operazione di recupero delle "tesi di laurea", in affiancamento ad un gruppo di lavoro già operante, sotto l'egida della Prefettura di Torino. All'operazione hanno aderito 12 soci del G.A.Torinese e 27 iscritti ad altre associazioni di volontariato culturale, iscrittisi al nostro Gruppo per la circostanza.