Il complesso di S. Valentino si trova ad Udine, ed è attualmente di proprietà del Demanio Militare, in uso, come "Caserma Enrico Reginato", al Distretto Militare di Udine, di prossima soppressione.
L' ex monastero di S. Valentino fu eretto nel 1650 quale collegio per
le Suore Addolorate. Negli anni che vanno dal 1690 al 1744, fu inoltre
completato, in tutta la sua armoniosa e snella architettura, il bellissimo
chiostro interno, con il quadriportico a due piani sostenuti da 126 semplici
colonne ottagonali, sovrastate da archi a tutto sesto.
Dopo l'occupazione francese del 1797, la città di Udine fu costretta a concedere alloggio alle milizie in alcuni conventi, incluso S. Valentino stesso.
Con il 1813 in Udine terminò l'egemonia francese e nel 1814 iniziò quella Austro-Ungarica che si concluse, salvo una brevissima parentesi dal marzo all'aprile 1848, nel settembre del 1886.
Nel 1838, proprio durante la dominazione asburgica, i locali del convento, con l'annessa Chiesa di S. Valentino, vennero riadattati ad Imperial - Regio Ospedale Militare, che rimase tale, pur cambiando denominazione, anche quando il Friuli Venezia Giulia entrò a far parte dell'Italia, passando quindi al Demanio Militare Italiano.
Durante la guerra del 1940-45 fu centro di mobilitazione, costituendo numerose unità sanitarie, e raggiunse, con le varie sezioni impiantate in altri immobili della città, una capacità di circa 1500 posti letto.
Nell'anno 1993 l'Ospedale Militare venne riadattato in Ospedale Militare di Medicina Legale e verso la fine del 1998, già trasformatosi in Centro Militare di Medicina Legale, abbandonò i locali del chiostro, cedendoli al Distretto Militare di Udine, insediatosi in tale struttura a decorrere dal 1° gennaio 1999.
Nonostante le diverse funzioni cui è stato destinato nel corso
di tutti questi secoli, , il convento ha conservato sempre la sua struttura
originaria, anche grazie ad intelligenti interventi di ristrutturazione
che ne hanno salvaguardato l'integrità delle forme, lasciandolo
fedele allo stile con cui è stato originariamente progettato ed
edificato, senza alterarlo in modo significativo e senza ricorrere ad
interventi che lo deturpassero.
Con la soppressione dei Distretti Militari, incluso quello di Udine, è stata stabilita la destinazione dell'ex convento, a decorrere dal gennaio 2007, quale sede della Brigata Genio Guastatori, che, per ragioni di sicurezza e di segretezza propria delle funzioni militari, dovrà intervenire pesantemente sulla struttura, a cominciare da opere di schermatura, cui quasi sicuramente faranno seguito riadattamenti degli spazi interni sia nella disposizione che negli “arredi”, adattamenti questi che difficilmente, dato l'impianto logistico necessario ad una simile funzione, potranno essere conservativi e di impatto trascurabile, come invece lo sono stati tutti i precedenti interventi che la struttura ha subito nel corso dei secoli.
I nuovi adattamenti non sarebbero per altro strettamente necessari, se si considera che il Demanio Militare ha a propria disposizione, nella stessa città di Udine, numerosissime caserme, ormai dismesse anch'esse, che meglio si adatterebbero quale sede della Brigata Genio Guastatori.
I Gruppi Archeologici d'Italia, messa al corrente la Soprintendenza
per i Beni Architettonici del Friuli Venezia Giulia tramite la loro sede
locale a Gorizia, si sono fatti promotori di una campagna di raccolte
firme a sostegno di una petizione che, una volta inoltrata agli Enti
competenti in materia, garantisca all'ex convento almeno di non venir
manomesso e, se possibile, di venir destinato ad altra funzione, in quanto
non adatto ad ospitare la Brigata Genio Guastatori. Fondamentale è bloccare
qualsiasi progetto di lavori che implichi uno stravolgimento della struttura
originaria e degli interventi che hanno reso possibile, salvando quantomeno
le forme quando non è stato possibile preservare gli originali,
una conservazione molto fedele dell'originale.
Si chiede quindi sia ai soci dei Gruppi Archeologici d'Italia quanto ai comuni cittadini di sottoscrivere la petizione per questo edificio che, anche se non fruibile da parte della cittadinanza, è comunque parte integrante del patrimonio artistico, storico ed architettonico, e come tale deve essere tutelato, al pari degli altri edifici.
Riportiamo qui di seguito per mezzo di articoli e lettere tra i Gruppo Archeologico Goriziano, il Genio Militare e la Soprintendenza, gli sviluppi della situazione:
G.A. Goriziano
340 7897093 (Sveva)
gagoriziano@email.it